Perché il Teatro migliora la vita?

Come tante volte succede, anche il Teatro sembra essere un argomento tabù per chi il teatro non lo fa, non lo frequenta e non lo apprezza, fondamentalmente perché non lo conosce.

Capita a volte di sentire parlare persone di argomenti che sono considerati “di nicchia” e il teatro è proprio uno di questi. 

Cosi come quando ascolti persone che parlano di fumetti fantasy, di sport particolari come l’hockey, di arte contemporanea, allo stesso modo quando senti parlare di teatro o leggi argomenti ad esso inerenti, ti viene l’impeto di allontanarti e di non seguire più la conversazione. 

Nasce allora nelle persone l’idea che il teatro piaccia soltanto a chi lo fa, che la gente comune non abbia nessuna voglia di andare a teatro e che il teatro non serva a nulla. 

Ma non è affatto così, perché al di là dell’aspetto culturale, d’intrattenimento o artistico, il teatro migliora la vita… specie se non vuoi fare l’attore. 

E qui intervengo io, l’ultima persona alla quale dovresti dare retta se parliamo di quanto il teatro possa servire nella vita di tutti i giorni. Già, perché in fondo quello che faccio da quando sono nato è frequentare questi postacci polverosi, fatti di tende, pannelli, assi, poltrone e, se sei proprio fortunato, anche di sipari e di graticce, e piano piano potremo anche capire cosa sono questi elementi e come si utilizzano. 

Oggi però sono qui per discutere con te, per polemizzare, per arrivare al nocciolo del discorso per cercare di esprimere il mio punto di vista sul perché il Teatro migliora la vita. 

In fondo, ognuno di noi vive una vita in cui non si sente perfettamente adeguato: spesso svolgi un’attività o vivi una vita, pur volendo fare tutt’altro. Forse hai un lavoro che non riesce a farti esprimere pienamente, come vorresti, un lavoro che ti costringe a orari che non ti piacciono, ma si sa… non sempre si può avere tutto, giusto? NO! SBAGLIATO! 

Tu puoi e devi ambire ad avere tutto quello che desideri e, se non puoi farlo nella vita reale, il palcoscenico ti consente di vivere al meglio quello che non riesci a vivere nella vita di tutti i giorni. 

Attenzione, questa non è una mia frase, ma ho parafrasato ciò che ha detto uno dei più grandi uomini di teatro di tutti i tempi, Eduardo De Filippo

Di Eduardo, che è stato insegnante diretto di Nino Gemelli e che considero un amico per quante volte è venuto a trovarmi in sogno primo di uno spettacolo, parleremo molto a lungo in un articolo a lui dedicato, merita una pagina a parte avendo fatto la storia del teatro italiano e non solo. 

Fare teatro non è soltanto salire sul palco e dire a memoria le frasi scritte sul copione: significa anche prendere tutte le caratteristiche che fanno della vita del personaggio una vita unica, una esistenza irripetibile che si realizza solo durante lo spettacolo. Ma che è fatta anche di tutte le “circostanze date” o le esperienze che immaginiamo avvengano nel periodo che non si vede sul palco, nelle esperienze che nemmeno lo scrittore ha immaginato, ma che possiamo dedurre studiando il testo. 

Ti faccio un esempio. Immaginiamo che sul palco tu debba interpretare un ladro che esegue una rapina. Visto cosi, il personaggio compie una azione che possiamo certamente identificare come cattiva, negativa, riprovevole. 

Ma se immaginiamo le circostanze date e poi creiamo un passato a quel ladro, potrebbe cambiare ciò che pensiamo di quel personaggio e quindi il modo in cui lo interpretiamo. 

Se il ladro sta compiendo quella rapina per dare da mangiare a suo figlio in fin di vita, ad esempio, anche se resta il gesto sbagliato, è chiaramente una motivazione diversa che spinge il personaggio a compiere l’azione. 

Tutto questo fa vivere all’attore delle emozioni pazzesche, uniche, emozioni che nella vita di tutti i giorni non vivresti mai ma che ti consentono di vivere centinaia di esistenze e di apprezzare molto di più il punto di vista dell’altro. 

 

L’attore non giudica la vita degli altri, ma la comprende e credo che questo faccia tutta la differenza del mondo. Se tutti noi, ogni giorno, anziché giudicare cercassimo di comprendere, eviteremo molte discussioni che sono poco proficue. 

Non tutti, però, siamo destinati a fare gli attori, anche se il processo di comprensione del personaggio aiuta tutti nella vita di tutti i giorni. Quindi tu puoi frequentare il laboratorio teatrale senza per forza dover fare l’attore. 

 

Ma diciamo che non ti piace proprio recitare, ok? Diciamo che mettere in gioco le tue emozioni non è quello che vuoi fare. 

C’è un’altra figura che riguarda il teatro e che ti consente di vivere meglio, di vivere meglio con gli altri, di essere felice. 

E’ la figura dello spettatore, una figura assolutamente attiva all’interno della rappresentazione teatrale. E’ teatro se c’è almeno un attore e uno spettatore, altrimenti non è teatro! Questa è una delle leggi fondamentali del teatro, congegnata da Jerzy Grotowski.

Altra figura mitica del teatro mondiale e in particolare del teatro d’avanguardia che ha concepito un teatro “povero”, eliminando tutto ciò che è superfluo ma mantenendo l’antica relazione tra attore e spettatore che è l’essenza stessa del teatro! 

 

Quindi non soltanto fare teatro migliora la tua vita e, a volte, la cambia completamente: anche andare a teatro, frequentare un ambiente teatrale, ti consente di vivere meglio con te stesso e con gli altri. 

 

Non è solo un ambiente culturale, ma cena quando vai a vedere una commedia, intrattenimento puro, è ugualmente fantastico perché ti consente di incontrare altre persone, di prendere parte alla vita della tua città, a conoscere e vivere esperienze nuove. 

E questo, in un periodo in cui stiamo tutti dietro una tastiera, è una conquista! 

E tu? Cosa pensi di quello che ho scritto?

Per me è facile, io frequento da sempre un teatro e ho bisogno di conoscere il tuo punto di vista, perché è questo che fa la differenza. 

A me non interessa il parere degli “esperti del settore”, ma il parere del pubblico, della gente comune, dei neofiti magari, per poter coinvolgere tante persone in più nel meraviglioso mondo del teatro. 

 

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