I nostri Maestri: Gigi Proietti! Fai come Gigi!

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Perché senza dubbio, parlando di Gigi Proietti,

di un nostro Maestro si tratta.

No, non abbiamo mai studiato insieme, ma certamente abbiamo studiato sui suoi testi, sui suoi spettacoli, sui suoi splendidi tempi comici e con la sua tecnica, sopraffina.

Ovviamente lo abbiamo conosciuto: ricordo la primissima volta che lo vidi. Era stremato, tra il primo e il secondo tempo di uno spettacolo che faceva a Catanzaro, nell’area Magna Graecia dove andammo con tutta la compagnia. Io provai ad infilarmi nei “camerini” e lui era là, a un metro di distanza; faccio per avvicinarmi e un energumeno, addetto alla sicurezza, con un romanissimo “Ahò, ce l’hai er pass?” mi convinse che era meglio desistere prima che gli dicessi che io SONO il Pass, ma lui non l’avrebbe capita.

La seconda volta che venne qui a Catanzaro, riuscii a parlarci: io stavo lavorando, lui era al Politeama per la regia del Nabucco. Mi chiamarono dicendomi solo “E’ uscito a fumare una sigaretta”: corsi come un pazzo, gli ascensori del Politeama non funzionavano e feci le scale della biblioteca a piedi, saltando le scale a 3 a 3 e, finalmente, lo conobbi.

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Mi avevano parlato di una persona burbera, di un mito scostante. Con me non fu mai cosi. Sempre molto gentile, disponibile, parlammo lì per lì della possibilità di organizzare un seminario qui a Catanzaro. Ci ascoltava l’assessore alla Cultura dell’epoca che, qualche anno dopo, riuscì a organizzare un incontro tra Gigi e le scuole di teatro di Catanzaro, dando a me l’onore della prima domanda al Maestro.

Ovviamente abbiamo il video di tutto ciò, in quanto la prima domanda riguardava proprio un argomento al quale tengo molto: quanto è importante l’etica teatrale?

Ricordo ancora la sua espressione stupita di questa domanda iniziale mentre un pubblico numeroso, giustamente per carità, stava chiedendo una delle sue famosissime barzellette.
Più che artista, ci disse, l’attore deve essere un artigiano, abbassando questa sacralità del teatro e portando il tutto a un livello più umano. Fantastico.

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In quei giorni, sempre al Politeama, presentava il suo spettacolo, “Di nuovo buonasera” e noi eravamo impegnati con un nostro spettacolo nel Teatro Incanto a parco dei Principi. Ma in un modo o in un altro riuscii ad andare comunque tutte e 4 le sere a vederlo, tanto che alla fine mi disse “Ma tu ancora qua stai?” ed io risposi “E se fa un’altra serata ci vengo di nuovo!”, e parlammo dello spettacolo che ha avuto per me un’importanza fondamentale “I sette re di Roma” di Luigi Magni con la regia di Garinei e Giovannini.

ma come nasce il mito di Gigi Proietti?
Con un colpo di fortuna, come nelle tradizioni più belle. Sostituendo un riottoso Domenico Modugno nel musical “Alleluja brava gente” lui dimostrò tutto il suo talento e da lì in poi fu sempre in palcoscenico a confermare le sue qualità. Sono 50 anni che la sua carriera rifulge di luce vivissima.

Ma non fu per caso: Proietti, che per caso iniziò a recitare, poi confermò le sue qualità attraverso lo studio con grandi maestri, uno su tutti, Giancarlo Cobelli, e fondò il suo laboratorio, famosissimo, sia per il suo metodo (sosteneva e sostiene che l’attore dovesse saper cantare, ballare e recitare), sia per il successo raggiunto dai suoi allievi, sia perché sul più bello la scuola fu chiusa per volere politico, probabilmente perché funzionava troppo bene.

 

E’ stato riconosciuto dai più grandi di ogni tempo: Gassman parlava di lui come il più grande di tutti ed Eduardo, che non si faceva mai vedere a teatro, al suo spettacolo “A me gli occhi, please” era in prima fila ad ammirare questo istrione meraviglioso.

Una memoria eccezionale, un uso del corpo e delle espressioni facciali senza paragoni, una voce meravigliosa, in grado di spaziare dal primo Rocky (suo, infatti, è il primo urlo di “Adrianaaaa”, fino al fantasmagorico Genio di Aladdin, un capolavoro assoluto di doppiaggio e di interpretazione) e soprattutto la capacità, che egli stesso si riconosce, di saper unire l’alto con il basso, il teatro colto, intellettuale, di ricerca e il teatro popolare, le barzellette, il varietà. Una caratteristica unica, come lui nessuno: nel cinema, nel teatro, nelle fiction. Anche quando ha interpretato film di livello minore, ha sempre dimostrato di essere il più grande attore italiano e non solo.

E noi possiamo solo imparare: perché ci sono attori, amatoriali o professionisti, che pensano che la memoria non sia importante, che credono che non sia importante studiare l’uso della voce, che sono convinti che il timbro vocale sia qualcosa di immodificabile, genetico e pertanto immutabile nel tempo.

Studiare il teatro è fondamentale, da soli ogni giorno ma anche e soprattutto con grandi maestri. Divertendosi, sempre. Cosi come raccontano le figlie di Gigi, Susanna e Carlotta, da anni in compagnia insieme al padre, dicono che la chiave del successo di questo gruppo sia proprio il divertimento e l’unione tra i suoi componenti.

E quindi tu, attore amatoriale, tu che stimi Proietti, tu che lo adori e vorresti essere come lui, pensi davvero di poter andare avanti e crescere senza frequentare un minimo di laboratorio?
Chissà, se Gigi leggesse questo post gli si potrebbe proporre, dico per dire eh, di fare un grande seminario nel nascente Cinema Teatro Comunale. Dico per dire eh… anche se la risposta… ‘A so, ‘a so!

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