La lingua italiana ha un problema

Probabilmente non te ne rendi conto, ma la lingua italiana ha un problema e non è facile da risolvere.

Spesso, non si capisce niente!

Cioè, che vuoi dire? Non è la lingua che non si capisce, ma è chi parla che si spiega male.

No, io voglio dire proprio che la lingua italiana ha un problema nel farsi capire, che dipende dal suono delle sue parole.

Te la faccio facile: la maggior parte delle parole italiane sono “piane”, hanno l’accento tonico sulla penultima sillaba

PA|RÒ|LA          A|MÓ|RE|          RI|VO|LU|ZIÓ|NE

Questa storia dell’accento tonico, che va a determinare la sillaba sulla quale metteremo più forza, fa si che noi, quando parliamo, mettiamo più forza nel suono della penultima sillaba e meno, molto meno, nell’ultima sillaba che spesso scivola via.

Ti è mai capitato che qualcuno ti dicesse “Ti stai MANGIANDO LE FINALI”?

Ti capita di sentire gente che pronuncia le parole fino alla penultima sillaba?

Ha detto una parò… di troppo..

Non ho capì…

Ecco, molto dipende proprio da questo e dal fatto che ormai parliamo in modo moooolto veloce, condizionati dal ritmo della televisione che sciorina parole in modo rapidissimo.

E’ famoso il caso di uno dei più grandi presentatori italiani, Paolo Bonolis, che pare avesse un problema di eloquio e adesso “va a duemila”, e uno dei suoi cavalli di battaglia è proprio l’improvvisazione di parole ad altissima velocità, apparentemente senza senso.

ma Bonolis ha studiato, tanto, fa esercizi continuamente,  e pertanto le sue parole si capiscono perfettamente fino alla fine.

Questa è la grande differenza, nel teatro come nella vita, tra l’articolazione e la dizione.

La dizione è il modo in cui si pronunciano i suoni di una determinata lingua, ecco perché si dice “dizione della lingua italiana” “dizione della lingua inglese” e cosi via.

Si collega strettamente alla ortoepia che è la CORRETTA pronuncia delle parole di una determinata lingua e studia approfonditamente la fonetica articolatoria e anche i difetti di pronuncia.

E’ “un modo di parlare” e, ovviamente, possono esserci diversi modi di pronunciare una parola specie nel nostro linguaggio che è nato dal fiorentino, ha subito influenze siciliane, e poi è stato modificato negli anni fino ad arrivare a noi che subiamo l’influenza del linguaggio televisivo ma anche delle lingue straniere.

L’articolazione, materia di cui ho parlato anche con Michele Placido nell’ultima Master Class del Magna Graecia Film Festival, è la tecnica con cui si uniscono o si separano vocali e consonanti, la giunzione tra questi segni grafici che diventano parola, la continuità e la transizione tra i singoli fonemi.

Una corretta articolazione fa si che si capisca perfettamente ogni parola, anche mantenendo l’accento della zona di provenienza, che rappresenta la nostra storia e la storia dei nostri padri.

Nella lingua italiana abbiamo 5 vocali “scritte” e 7 modi di pronunciarle, in quanto la “e” e la “o” hanno un diverso accento “fonico” un accento, cioè, che ha un suono diverso.

Si dice e chiusa ed e aperta, cosi come per la o, chiusa o aperta e fanno parte di un triangolo vocalico (che puoi vedere qui sotto) in base ai modi di essere articolate e ai punti di articolazione

i           u
  é       ó
    è   ò
      a

La regola per individuare se una vocale deve essere chiusa o aperta è molto semplice: una vocale pò essere chiusa o aperta solo se su essa “cade” l’accento tonico, tutte le altre sono senz’altro chiuse.

Ad esempio nella parola “condizionatore” (parola quanto mai agognata in questo periodo dell’anno) l’accento tonico cade sulla ultima “o”

CON | DI | ZIO | NA | TÓ | RE

E’ solo su quella vocale che noi dovremo porci il dubbio se il suono sarà aperto o chiuso, mentre tutte le altre saranno senz’altro chiuse.

Questa è solo la regola base, nella dizione della lingua italiana abbiamo centinaia di regole che spesso si legano all’eufonia, al bel suono delle parole, in quanto la dizione è anche una questione di estetica delle parole. Ecco perché la lingua italiana, per quanto abbia qualche problema, resta una lingua meravigliosa.

Importantissimo è capire che, specie per il teatro ma anche per la vita di tutti i giorni, anche se non hai una perfetta dizione è molto importante articolare correttamente e farti capire perfettamente, anche se stai parlando in dialetto, materia che merita un articolo a parte.

Ci vediamo al TeatroLab, se ti va di approfondire l’argomento abbiamo un apposito modulo di dizione e articolazione, oppure iscriviti al mio corso VIVAVOCE, che affronta individualmente, tutti i meravigliosi misteri della voce.

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