Il vero segreto del Teatro Incanto

Sedetevi, rilassatevi e prendete fiato.

 

Sto per svelarvi, e non lo abbiamo mai fatto per 11 anni, il vero segreto del Teatro Incanto, quello per cui a breve Michele Grillone vincerà il premio UBU (L’oscar del Teatro Italiano) per la sua performance in Quandu u diavulu t’accarizza (nella parte di Gatanuzzu per cui sta in scena circa 4 minuti in tutta la commedia!)

 

Scherzi a parte (Grillone l’UBU lo vincerà per altre performances) prima di entrare in scena noi del Teatro Incanto, utilizziamo diverse tecniche per prepararci e concentrarci.

 

Spesso facciamo una prova memoria, quasi sempre in verità: seduti o in piedi, ripetiamo velocissimamente la nostra parte con gli incastri, altrettanto veloci, dei nostri compagni di scena. (Video backstage pronto prossimamente)

 

Facciamo esercizi di stretching articolatorio, sempre molto utile quando si deve salire sul palcoscenico e affrontare il pubblico.

L’emozione gioca sempre brutti scherzi e anche quando oramai sei sicuro di quello che vai a fare, l’ansia o l’adrenalina sono sempre pronte, dietro un pannello e si presentano quando meno te lo aspetti

 

(è notizia di poco tempo fa quando, durante l’ultima replica di Giù il cappello! la mia prima commedia che interpretiamo ogni anno da 11 anni, il mio personaggio Tarcisio, che normalmente parla in rima ed endecasillabi, pronunciò un basciacatissimo “ NANAKFHSLSKHIHOIHOKLKJHAJHS” prima di riprendere normalmente il corso dello spettacolo; e vi assicuro che conosco tutta la commedia a memoria, non solo la mia parte!)

 

Anche questo è bello, fa esperienza, regala momenti unici di aggregazione (i ragazzi ancora mi sfottono per quell’errore inaspettato) e soprattutto ti fa capire che devi sempre prepararti al meglio.

 

A me fa capire che ci vuole anche un po’ di fortuna nella vita, ecco perché prima di iniziare facciamo questo:

si chiama “u jocareddhu” e, come tutti i giochi ha le sue regole. Più energia metti nel dirlo, meglio verrà lo spettacolo.

 

attenzione, non c’è nulla di sacrilego.

 

È solo un modo ironico e giocoso di ricordare che il teatro nasce come rito religioso e diventa arte e bellezza ogni giorno.

 

Se volete provarlo a casa le parole sono: “Pigghjala ‘e bella! Comu ‘na manica d’ombrella”

 

Ma dovrete trovare qualcuno a cui fare il saluto finale…

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