Gli artisti del Teatro Incanto

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Eccoli là.
Li vedete?
Quelli sono artisti.
 
Gli artisti del Teatro Incanto.
 
Non posso dire che siano artisti buoni o cattivi, se siano o non siano bravi, spesso fanno errori banali e spesso sbagliano proprio tutto, ma ognuno in quello che fa è legato a filo doppio alla propria arte.
 
C’è chi recita da 40 anni e chi è al debutto in compagnia, c’è chi manovra il mixer luci e chi equalizza i microfoni, chi maneggia con destrezza avvitatori e martelli costruendo senza sosta, anche sotto il sole cocente, scenografie semplici o complesse, c’è chi guida il camion per tre ore di fila senza battere ciglio e poi sale sul palco per diventare ed essere un personaggio, c’è chi pulisce il palcoscenico, soprattutto dopo lo spettacolo, c’è chi coordina tutto il gruppo, sempre con il sorriso. Sempre.
 
Beh, quasi sempre.
 
Già perché in una squadra, quando si affrontano discussioni importanti, quando qualcuno è un po’ nervoso o quando qualcosa non va per il verso giusto, c’è anche il rischio di osservare tensioni e nervosismi.
Ma poi passano.
 
Passano perché l’obiettivo ultimo è sempre più grande di qualunque personalismo, passa perché si impara a conoscersi, passa perché imparano anche a volersi bene, l’uno con l’altro.
 
Questo è il Teatro, questo è il Teatro Incanto.
 
Non sono tutti, ne mancano ancora molti, ma questi li rappresentano tutti.
Perché sono una squadra. Non una famiglia, come qualcuno potrebbe pensare erroneamente, ma una squadra, in cui ci si può sostituire sapendo di fare ognuno il meglio per il gruppo.
 
Ed è proprio quello che è successo, ci si è sostituiti tutti, in tutto e per tutto, hanno montato, smontato, caricato, scaricato, vissuto emozioni incredibili, in questa 2 giorni straordinaria, che nessuno di questi 13 (…!) dimenticherà mai e che racconteranno ai loro figli (Elisabetta, ad esempio), ai nipoti e soprattutto agli allievi, che costituiranno le nuove leve di questo Teatro Incanto.
 
Ed è anche quello che succede quando qualcuno va via, per motivi personali o perché non ha più la stessa visione d’insieme delle cose, è già successo che qualcuno dovesse lasciare, per un periodo o per sempre, ma il cuore… è rimasto a pulsare.
 
Ed allora, caro Teatro Incanto, continua a raccontare le tue storie, circondato dalla bellezza delle persone che ti stanno accanto e dalla meraviglia negli occhi del pubblico che ti guarda dalle platee, dai bambini che vengono a vedere vivere i personaggi delle loro favole, agli anziani che cercano ancora il suono della loro lingua.
 
E’ in queste sere che io mi Onoro di essere il perno attorno al quale gira questo meccanismo ben congegnato.
Va oliato, ne sono consapevole.
 
Ma se cosi non fosse io non servirei più a nulla e invece…
 

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